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mercoledì 6 ottobre 2010

Il Sacramento della Confessione - Confessarsi con la grata è più che legittimo


Il Sacramento della Confessione (o della Penitenza oppure della Riconciliazione) è la celebrazione dell'amore misericordioso di Dio, che ci dona il perdono dei nostri peccati, per mezzo di Cristo morto e risorto, il quale, mediante il ministero della Chiesa, ci riconcilia con Dio e con i fratelli.
«Il Signore è un padre che aspetta sulla porta. Che ci scorge quando ancora siamo lontano, e s’intenerisce, e correndo viene a gettarsi al nostro collo e a baciarci teneramente... Il nostro peccato allora diventa quasi un gioiello che gli possiamo regalare per procurargli la consolazione di perdonare... Si fa i signori, quando si regalano gioielli, e non è sconfitta, ma gioiosa vittoria lasciar vincere a Dio!» (Papa Luciani – Giovanni Paolo I)
«Che cosa sarebbe di me, poveretto se non ci fosse la confessione?»  (santo Curato d’Ars) 

  Il Vangelo è molto chiaro e non ammette false interpolazioni. Esso suona così:
Gv 20,19-23: “La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato,... venne Gesù... e disse: “Pace a voi...” Gesù disse loro di nuovo: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi”. Dopo... alitò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi".
Non credo che occorra molto spremersi le meningi per capire che Gesù abbia voluto istituire, con queste parole, il Sacramento della Penitenza. Basta leggerle e pronunziarle devotamente per capirne l'importanza e la solennità. Non c'è dubbio: "come il Padre ha mandato me, così io mando voi". E' chiaro che agli Apostoli che ascoltano viene affidata da Gesù la stessa missione che il Padre ha affidato a Lui. Si, sono cose sorprendenti, inaudite, quasi incredibili. per la mente umana. A degli uomini viene affidata la potestà di Cristo-Dio: quella cioè di rimettere i peccati!...

le confessioni sono in crisi !
Logicamente il confessionale richiede, come ci insegna il magistero della Chiesa senza la necessità di scomodare la legge 675 sulla riservatezza che tutela anche il "cittadino penitente", il rispetto della riservatezza di chi si rivolge al confessore. Purtroppo l'esercizio di tale importante sacramento sta creando notevoli problemi ai fedeli. Molti sacerdoti infatti non utilizzano più la grata che rimane sempre aperta. E' vero che può essere chiusa dal penitente, ma con notevole disagio del medesimo in quanto il confessore già l'ha visto in faccia. Dobbiamo quindi immaginare l'imbarazzante situazione di chi, (specialmente donne), deve confessare "de visu" peccati di natura sessuale! O li tacciono oppure, notevolmente a disagio, li confessano a chi, disubbidendo alle direttive della Chiesa, non utilizza la grata! Ma vi sono altri aspetti che diabolicamente allontanano i fedeli dalla frequenza alla Confessione che la Madonna da Medjugorje raccomanda sia almeno mensile:
a) alcuni confessionali privi di grata si sono trasformati in una specie di sofà dello psicanalista dove persone comodamente sedute, anziché in ginocchio come richiesto dalla circostanza, "conversano" coi sacerdoti dei loro problemi senza alcun accenno di contrizione;
b) alcuni preti "ridono" di  peccati considerati importanti da chi li espone.
Riguardo a quest'ultimo caso è stato raccontato l'episodio di una ragazza che ad un confessore aveva esposto il peccato "di non aver messo Dio al primo posto nella sua vita". Il sacerdote invece di lodare la giovane che aveva capito la lezione evangelica di Gesù (Lc. 10,25) sull'importanza prioritaria del primo comandamento ricordata spesso nei messaggi della Madonna di Medjugorje e si rammaricava della sua mancanza, le rispose ridendo con battute tipo "L'hai messo in castigo?" - "Ti stava scomodo?" - "Ti infastidiva?" ecc.
testimonianza
Vorrei confessarmi, vado in chiesa. I due confessionali sono vuoti, il prete sta confessando una attempata signora seduto con lei su uno dei banchi. La signora parla concitata, il prete ascolta. Si sente praticamente tutto. I fedeli fanno finta di nulla. Sto a debita distanza. Dopo un quarto d’ora, a gesti faccio capire che vorrei confessarmi anch’io. Il prete annuisce. Dopo mezz’ora la confessione non è ancora finita, così prendo e me ne vado. Alcuni giorni dopo, entro in una chiesa milanese dove, da tal ora a tal altra, confessano. Lucetta rossa accesa, mi siedo e aspetto il mio turno. Il confessionale è una moderna cabina con la porta di vetro smerigliato. Intravedo una signora che parla. Attendo, anche qui, mezz’ora abbondante. Finalmente tocca a me, entro e mi trovo faccia a faccia col prete. Scarico l’elenco e in tre minuti sono fuori. Ora, io sono una persona conosciuta nell’ambiente ecclesiale e non mi va di raccontare le mie miserie a un prete col quale potrei trovarmi, in seguito, a dover polemizzare per motivi professionali. Dunque, avrei necessità della grata interposta tra il mio viso e quello del confessore. Si chiama privacy, l’aveva inventata la Chiesa ma vi ha rinunciato e oggi la usa solo Rodotà. L’Anno Sacerdotale è trascorso, tuttavia il Papa, nelle sue esortazioni alla pratica della confessione sacramentale, non ha tenuto conto del moderno arredo. Né dell’insensibilità di certo clero. E’ quest’ultimo, infatti, a scoraggiare il ricorso alla confessione in quei pochi che, in tempi di cristianizzazione, vorrebbero ritornarvi.
il disagio
Come si esprime il disagio di molti cattolici davanti alla imposizione della confessione?
L’imbarazzo, soprattutto nelle donne, di doversi scoprire nella loro intimità spirituale, si esprime in numerose lettere inviate ai giornali. Eccone due esempi:
Sono una ragazza di vent’anni e con un buon impiego e sino a poco tempo fa molto religiosa; ora purtroppo non più. Mi spiego: ogni qualvolta vado a confessarmi, la prima cosa che il confessore domanda è: «Sei fidanzata?» E poi: «Vi baciate?» «Quante volte? » Essere fidanzati è una bella cosa, secondo il confessore, baciarsi è invece un peccato gravissimo che ha richiesto, come penitenza, il non vedere per due mesi il mio fidanzato. Fin qui tutto bene o meglio tutto regolare, purtroppo. Ciò che ha fatto traboccare il vaso della pazienza è stata una ulteriore domanda. Per me è stato troppo. Da allora non ho più messo piede in una chiesa .
Quest’ultimo Venerdì Santo a me è capitato questo. Nel bel mezzo della Confessione, al sacerdote suona il cellulare. Invece che spegnerlo immediatamente, il prete diceva “mi scusi, è mia madre” e poi iniziava a parlare (brevemente) per definire i dettagli del pranzo: “oggi faccio tardi, comincia pure a mangiare, e simili”. Il mio primo impulso è stato quello di alzarmi e andarmene, ma vista la coda per le confessioni in periodo pasquale, e senza speranza di poter altrimenti ottenere il Sacramento, terminavo esterrefatto la confessione, sia pure senza più nessun raccoglimento e con pochissima disposizione. [Parrocchia di Salò (BS)] 
«Come sbagliano, come sbagliano quelli che non sperano! Giuda ha fatto un grosso sproposito, poveretto, il giorno in cui vendette Cristo per trenta denari, ma ne ha fatto uno molto più grosso quando pensò che il suo peccato fosse troppo grande per essere perdonato. Nessun peccato è troppo grande, nessuno! Nessuno più della Sua sconfinata misericordia!». (Papa Luciani)
Nel motu proprio “Misericordia Dei” su alcuni aspetti della celebrazione del sacramento della penitenza firmato da Giovanni Paolo II il 7 aprile 2002 si chiede alle Conferenze Episcopali di emanare disposizioni in cui si garantisca che i confessionali siano collocati “in luogo visibile” e siano provvisti anche “di grata fissa”.
Il Cardinal Bertone (maggio 2002) parlo' di:
- disposizione saggia a garanzia di non essere riconosciuti quando ci si va a confessare.
- garanzia di libertà di coscienza dei fedeli da accordare a tutti coloro che la desiderano.
- disposizione non richiesta se si tratti di direzione spirituale o di fedeli che abbiano un confessore stabile.
Un confessionale “classico” può essere costruito ex novo: bastano quattro assi. Ma nelle chiese moderne ce ne sono pochi. E, quei pochi, disertati dal prete e dal suo protagonismo...
Esigere una grata per confessarsi è più che legittimo.  Immaginiamoci quando si fanno le confessioni comunitarie raccontandosi le sparapanzate gli uni di fronte agli altri per accedere al gradino superiore della “gnosi” …..NON provare per credere, ma esistono anche situazioni così, fatte apposta per “umiliare” e costringere a legame psicologico i membri della comunità intera. In certi casi è proprio una forma di costrizione psicologica da rifiutare totalmente.
Altro aspetto di cui tenere conto – e che estende il sacrosanto diritto alla grata o comunque alla segretezza – è che il “materiale” della confessione non può e non deve essere usato nella direzione spirituale successiva. A meno che, ovviamente, il penitente non lo ripresenti, volontariamente, allo stesso confessore.

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